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Creative Commons: manuale operativo/I/4
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Il progetto Creative Commons – come abbiamo parzialmente anticipato – si articola in un ente associativo centrale, che è titolare dei diritti di marchio, del dominio Internet "www.creativecommons.org" e dei domini a esso collegati, nonché del copyright sul materiale ufficiale pubblicato; e in una rete di Affiliate Institutions che fungono da referenti per i vari progetti nazionali Creative Commons sparsi per il resto del mondo. Tale impostazione "gerarchica", che agli occhi di qualcuno può apparire poco calzante con la natura spontanea/comunitaria della cultura opencontent, consente però di verificare il corretto porting delle licenze e di realizzare iniziative d'informazione e sensibilizzazione in modo efficace e coordinato.
Tutti i progetti nazionali Creative Commons si articolano in due sezioni: una rivolta agli aspetti giuridici relativi alla traduzione, all'adattamento e alla esplicazione delle licenze; una rivolta agli aspetti tecnico-informatici relativi a implementare soluzioni tecnologiche che sfruttino le risorse rilasciate sotto licenze CC. Si può intravedere anche una sezione (trasversale alle altre due) mirata alla sensibilizzazione e alla promozione della filosofia di CC, che si preoccupa quindi di organizzare eventi, gestire liste di discussione e forum on line, realizzare materiale divulgativo.
Nel concetto di "porting delle licenze" si racchiude una traduzione delle licenze nelle varie lingue, ma anche un contestuale adattamento delle clausole ai diversi ordinamenti giuridici. Altre licenze di libera distribuzione, pur essendo diffuse anche in lingue diverse da quella originale, contengono una clausola grazie alla quale, nel caso di dubbi d'interpretazione sulla licenza, l'interprete chiamato in causa (giudice, avvocato...) deve rifarsi al testo in lingua originale, che rimane l'unico con carattere di ufficialità. Altre invece non si preoccupano tanto dell'aspetto dell'interpretazione quanto piuttosto dell'individuazione della legge applicabile, indicando espressamente che la licenza XY è disciplinata dalla legge del tale Stato.
Creative Commons ha cercato di ovviare a entrambi i problemi (interpretazione e legge applicabile) cercando appunto di effettuare una vera e propria opera di "localizzazione" delle licenze, delegata alle varie Affiliate Institutions e monitorata dall'ente centrale statunitense. In tal modo, le licenze CC francesi, italiane, giapponesi etc. non sono delle mere traduzioni delle licenze in lingua inglese, ma dei documenti sostanzialmente indipendenti, ispirati e adattati al diritto d'autore dei vari Stati. In Italia tale compito è stato svolto da un gruppo di giuristi specializzati in diritto industriale e internazionale, capitanati dal prof. Marco Ricolfi. Il lavoro si è protratto fra il novembre 2003 (inaugurazione del progetto italiano Creative Commons) e il dicembre 2004, quando a Torino sono state presentate ufficialmente le licenze italiane.
Come emerge dagli appunti di lavoro resi pubblici sul sito di Creative Commons Italia,[2] i giuristi italiani hanno optato per un porting tendenzialmente poco invasivo: nel senso che si è cercato il più possibile di non stravolgere il testo delle licenze originali, compiendo interventi di adattamento solo ove fosse strettamente necessario per preservare il senso e gli effetti delle varie clausole. In tutti gli altri casi si è quindi scelto di fare affidamento sui principi fondamentali del diritto d'autore e del diritto internazionale, nonché sulla prudenza dell'interprete.
Il progetto Creative Commons Italia (con il relativo gruppo di lavoro) attualmente fa capo a due Affiliate Institutions: il Dipartimento di Studi giuridici dell'Università di Torino per quanto riguarda gli aspetti legali e l'IEIIT-CNR di Torino per quanto riguarda gli aspetti tecnico-informatici. Il Project Lead (ovvero il supervisore e referente del progetto) è stato fino al gennaio 2005 Marco Ricolfi; successivamente il ruolo di coordinatore è passato a Juan Carlos De Martin, ingegnere, che si occupa di guidare le attività sia a livello di ricerca tecnologica che di promozione e divulgazione.
Note
- ↑ Paragrafo parzialmente tratto dal libro ALIPRANDI, Teoria e pratica del copyleft, NDA Press, 2006, disponibile in versione digitale su www.copyleft-italia.it/libro2.
- ↑ Si veda a tal proposito il materiale disponibile alla pagina web http://www.creativecommons.it/AspettiGiuridici, grazie al quale è possibile cogliere nei particolari lo spirito del porting effettuato da Creative Commons Italia.
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