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Quando le foglie muoiono

Da Biblioteca.


Quando le foglie muoiono
2008
“ Ci appartiene veramente soltanto ciò che noi stessi portiamo alla luce estraendolo dall’oscurità che abbiamo dentro di noi.”

Riuscii a ritrovare me stesso ripercorrendo gli strappi della mia penombra di quel tempo lontano che mi vide bambino in quel paese assolato….

Ribolla 1954

Ciuffo è piccolo, peloso, quieto: così soffice di fuori che sembrerebbe tutto cotone, senz’ossa. Lo lascio libero e se ne va per il prato che accarezza leggermente con il muso, strappando appena i fiori rosa, celeste e indaco….. Conosce a memoria la strada che conduce alla miniera. Te lo regalo, Duccio – mi ha detto,un bel giorno, il babbo – Così potrai portarmi la colazione qualche volta, là alla miniera. Che bel regalo mi ha fatto il babbo! Lui lavora alla miniera e quando torna a casa la sera è stanco. Parla poco il mio babbo. Ma io ho Ciuffo. Lo chiamo dolcemente “ Ciuffo” e mi viene incontro con un piccolo trotto allegro; sembra che rida, per non so quale scherzo ideale…. Mangia quello che gli do. Gli piacciono le mele, l’uva moscatella, i fichi neri con quella goccia cristallina di miele… Ce ne sono tanti di fichi nel mio paese! Ciuffo è tenero ed affettuoso, ma forte e duro dentro, come una pietra. Quando alla domenica, in groppa a lui, passo per le stradine del paese, gli uomini vestiti di nuovo e lenti si fermano a guardarlo. Alla domenica, la miniera è chiusa ed il babbo va al bar, ma anche alla domenica il babbo è stanco. Quando mi vede passare mi dice solo: Attento Duccio, attento con quell’asino. Ma io sono attento. E in groppa a Ciuffo non ho paura di niente.

Giochi al crepuscolo. Quando, nel crepuscolo del paese Ciuffo ed io entriamo intirizziti, nell’oscurità della povera stradina che dà sulla Piazza del Popolo, i bambini giocano a spaventarsi, facendosi mendicanti. Uno si butta un sacco in testa, un altro dice che non ci vede, un altro fa lo zoppo…. Poi, con quel brusco variare dell’infanzia, siccome portano scarpe e vestito e sanno che la mamma darà loro da mangiare, si credono principi. Giunto vicino agli amici, scendo dalla groppa di Ciuffo e gioco anch’io. Il mio babbo lavora in miniera ed ha un orologio d’argento – dice uno. E il mio, un cavallo. E il mio, un fucile. Io sento che rispondo: Anche il babbo lavora in miniera ma lui è il più bravo di tutti, perché mi ha regalato Ciuffo. Senza sapere, la fronte sente il respiro dell’ombra fresca, come quando si entra in una folto bosco. Le galline, una per una vanno nel loro sottoscala. Intorno, la campagna oscura il suo verde e qualche stella luccica, pallida. Come cambiano le cose in quel silenzio di tramonto! Guardiamo il sole con ogni mezzo: bottiglie rotte, vetri affumicati, specchietti ritrovati e da tutte le parti, dal terrazzo, dalla scala, dalle finestre del granaio. Al suo nascondersi il sole che prima faceva tutto luminoso e bello con i suoi giochi di luce ed oro, lascia ora il paese solo e povero, vestito di rame brunito. E che tristi sono le strade, la piazza, perfino il campo sportivo, la torre del castello ed i sentieri che portano alla miniera…. Anche Ciuffo, giù nel cortile sembra un asino meno reale, diverso: un altro asino.

Il bambino scemo. Ogni volta che ritornavo dalla via Montemassi, il bambino scemo stava sulla porta di casa, seduto sulla sua seggiolina a guardare. Era uno di quei poveri bambini che non hanno il dono della parola, però mi sembrava allegro. Ho fatto salire il bimbo scemo sulla groppa di Ciuffo. Rideva, probabilmente era felice. Sono passati tanti giorni ma non ho più visto il bambino sulla porta. Ora che è tornata la primavera, penso al bambino scemo che stava sulla via Montemassi. Forse è andato in cielo. Starà seduto sulla sua seggiolina, accanto alle rose celesti e mi vedrà con i suoi occhi aperti mentre sono in groppa a Ciuffo.

La casa di fronte. Che meraviglia Ciuffo la casa di fronte! E’ nella stradina che fiancheggia la via Montemassi, la piccola casa con l’acquaiolo, col suo cortile a sud, sempre dorato dal sole dove mi arrampico sul muretto per vedere Maria. La casa di Nando, il minatore. Nando è amico del babbo, anche lui è sempre stanco e quando viene a trovarci brontola e parla con il babbo: parlano sempre dell’uliveto. Dice anche cose incomprensibili. < Non è possibile più lavorare in queste condizioni >….oppure : …. < dobbiamo fare degli scioperi, farci sentire> o anche …… < devono prendere dei provvedimenti altrimenti prima o poi saltiamo tutti in aria.> … Il babbo dice che Nando è una persona seria è che dovrebbero ascoltarlo. Non capisco però perché butta i gusci delle uova nel mio cortile? E’ per sfamare i canarini – mi spiega Nando – Nando mi abbaglia con le sue scarpe di capretto marrone. Ha dipinto la sua porta d’entrata di verde, con fasce d’azzurro mare. Quanti sogni ha cullato la grande sughera che vedo dal balcone, sempre piena di passeri, sopra il tetto della casa di Maria. Sogni d’infanzia. Maria è bella e gentile e mi offre la cedrata. Ieri mi ha dato anche un bacio. Nei pomeriggi assolati, nelle sieste di pioggia, ad ogni mutare leggero di ogni giorno, che interesse! Che straordinaria attrattiva dal mio cancello, dalla finestra, dal balcone, nel silenzio della strada la casa di fronte!

Sensazioni. La luna viene con noi, grande, rotonda, pura. Sui prati addormentati si vedono vagamente, non so se mandrie di pecore bianche, tra le more…. Sulla siepe, un mandorlo immenso, candido di fiori e di luna, la cima come una nube bianca, avvolge la strada rischiarata di stelle e di marzo…. Un odore penetrante di ginestre. Intorno umidità e silenzio. < Ciuffo che freddo ! > Ciuffo, forse impaurito ancor più di me, trotta, entra nel ruscello, calpesta la luna e la fa in pezzi. E trotta Ciuffo, su per il sentiero, sentendo il tepore soave, che sembra non arrivi mai, del paese che si avvicina….

I fichi. L’alba è un po’ nebbiosa e cruda, buona per i fichi e alle sei, ce ne andiamo a mangiarli vicino alla miniera. La grande ficaia è piena di fichi. Vieni, vieni con noi – mi ha detto Maria - Che silenzio c’è nella miniera! Oggi è giorno di riposo e il babbo è a casa. I castelli sui pozzi sono torri di legno, austere. Vorrei scalarle. Quanti trenini allineati, ma sono tutti unti. Intorno è tutto sporco e nero. Non mi piace la miniera. Questa sera lo dico al babbo. No , non glielo dico se no mi sgrida. Non vuole che andiamo a giocare alla miniera. Corriamo pazzi per vedere chi arriva prima ad ogni fico. Maria ha colto la prima foglia d’uno, soffocando di risa. Tocca qui. E mi ha preso la mano e se l’è portata al cuore, sul petto che si alza e si abbassa come una piccola onda prigioniera. Adele non sa correre, è grassa, piccola e brutta. Poi si arrabbia sempre per la sua lentezza. Mi ha tirato un fico in fronte. Ho colto per Ciuffo qualche fico maturo e glielo ho messo sul piano di un vecchio ceppo, perché non si annoi troppo. Un fico urta Ciuffo sul muso: lui non può difendersi ma lo faccio io per lui. La battaglia ricomincia: un diluvio leggero attraversa l’aria pura, in ogni direzione, come una rapida mitraglia. Un doppio ridere, stanco, e ceduto segna la resa delle femmine.

Il pane. T’ho detto, Ciuffo, che l’anima di Ribolla è la miniera, non è vero? No, l’anima di Ribolla è il pane. Ribolla è come un pane di frumento, bianco, dentro e dorato fuori. A mezzogiorno, quando il sole brucia di più, tutto il paese incomincia a fumare, e sa di pino e pane caldo. Si apre la bocca, a tutto il paese. E’ come una grande bocca che mangia un grosso pane. Allora io faccio trottare Ciuffo. Voglio portare il pane caldo al babbo, laggiù alla miniera…. Il pane entra da per tutto: con l’olio, la panzanella, con il formaggio e l’uva, per dare sapore profumato, nel vino, nel brodo, nel prosciutto. Anche da solo, come la speranza… I panettieri arrivano sudati e si fermano ad ogni porta socchiusa, battono le mani e gridano: < i panettieri… il pane caldo.. >. S’ode il duro rumore tenero dei pani che, al cadere nei canestri sollevati dalle braccia nude, si scontrano con le focacce, con le trecce…. Il pane è l’alimento dei poveri e subito i bambini guardando le ceste piangono e chiedono < un poco di paneee…..!! >

Rondini. Ciuffo, lo sai che le rondini sono tornate? E sai dove sono andate a fare i loro nidi? Laggiù nei pozzi della miniera. Mi pare che questa volta si siano sbagliate le povere rondini, come si sono sbagliate le galline, la settimana passata, le galline rifugiandosi nel pollaio quando il sole disparve, il sole delle due. La primavera quest’anno ha avuto la civetteria di levarsi molto presto ma ha dovuto combattere contro il nuvoloso marzo. Fa pena vedere seccare in boccio le rose vergini degli orti ! Sono già qui le rondini, Ciuffo, e appena si sentono, come gli altri anni, quando il primo giorno d’arrivo salutano e osservano tutto, parlando senza tregua nel loro arricciato gorgheggio. Raccontano ai fiori quello che hanno visto in Africa, il loro doppio viaggio per mare… Volano mute, disorientate, come le formiche quando Paolino calpesta la strada. Non si azzardano a salire e scendere la via Montemassi, né vanno dirette nei loro nidi nei pozzi, ma si posano sui fili del telegrafo che la tramontana fa ronzare. Moriranno di freddo, Ciuffo.

Il pianto. Adele oggi ha pianto. A scuola la maestra le ha detto: < parlami della miniera del nostro paese e del materiale che si estrae > e Adele se n’è stata zitta, zitta. Non diceva nulla, allora la maestra l’ha sgridata. Io sono contento perché Adele mi è antipatica e poi è brutta. Io so cosa serve Il carbone. Serve a fare muovere le macchine e a scaldare. Me l’ha detto il babbo, mi ha parlato della sua miniera e mi ha spiegato che dentro ai buchi della montagna ci sono tante gallerie, tutte attraversate da dei binari, lungo i quali corrono dei vagoncini. Quando sono pieni di materiale scavato,questi vagoncini vengono spinti a mano o trainati dagli asini fino al punto di raccolta. Poi questi carrelli vengono messi sotto i castelli su delle piattaforme e poi li tirano su. Mi ha anche detto: - Sai, Duccio è tanto buio laggiù dove io lavoro, purtroppo io non vedo mai l’azzurro del cielo e poi – ha continuato – c’è anche molto umido e che per evitare che l’acqua, che si trova sotto terra, entri nelle gallerie si usano delle pompe. Scavando si crea un pulviscolo, molto pericoloso per la respirazione e spesso questo pulviscolo, unito ai gas che sono nella terra, provoca degli incendi nella miniera. Sai, Duccio – ha anche aggiunto – gli uomini respirano molto male e spesso si ammalano di “silicolosi”, una malattia della respirazione, ma per gli asini è peggio perché essi non salgono mai in superficie e quindi respirando quell’aria tossica si gonfiano e muoiono. Non ho capito molto di questo discorso ma il babbo mi ha detto che me lo rispiegherà quando sarò più grande. Però una cosa l’ho capita e sono molto triste per il mio babbo: è per l’azzurro del cielo, perché è così bello guardare il cielo e quando sono in groppa a Ciuffo io guardo in su e sorrido. Ecco perché il mio babbo sorride poco. Poi per gli asini è ancora peggio. E’ veramente crudele ed io non voglio che il mio Ciuffo soffra. Ho deciso: non sarò mai minatore. Il carbone è molto è utile, ma anche la legna è importante. Essa serve per scaldare. La mamma, presto al mattino quando è ancora buio, accende la stufa con la legna, così il babbo quando si alza trova caldo in cucina. Lui mette la sporta a tracolla e s’avvia velocemente, altrimenti rischia di perdere il pullman che lo porterà al lavoro. Gli ho detto: Vengo anch’io con te alla miniera. Mi ha risposto: La miniera non è posto per te. Vai, vai a scuola che è meglio Duccio. Avrai tempo per fare il minatore. Però il babbo non sa che io non farò mai il minatore. Non glielo ho ancora detto. Oggi, per consolare Adele siamo andati al ruscello. E’ venuta anche Maria. Ho offerto ad Adele di salire in groppa a Ciuffo. Lei si è fatta tutta rossa che perfino le lentiggini sono scomparse. Poi è scoppiata a ridere improvvisamente contro un albero…. Infine si è decisa. Ha corso, e anche se a fatica, è saltata su Ciuffo, lasciando penzoloni dalle due parti le sue grasse gambe. Ciuffo ha pensato un momento e con un salto sicuro si è piantato davanti all’altra riva. Adele gli taccheggiava il ventre, allora, si è messo a trottare per il piano tra il ridere d’oro delle due mie amiche. Dove andava a passare il pomeriggio Maria con il suo vestito domenicale? Maria è così bella! Odora di giglio e d’acqua come una corona di rose selvatiche.

Ciuffo! – Ritorna, asino stupido – >gli ho gridato alla fine, arrabbiato, violento e stonato.

Idillio d’aprile. I bambini sono andati con Ciuffo al ruscello dei faggi e ora lo fanno trottare tra scherzi senza ragione e risa sproporzionate. Tutto intorno è carico di fiori gialli. Idillio fresco, allegro sentimentale! Perfino il raglio di Ciuffo si fa tenero sotto il dolce cielo! Di quando in quando, gira la testa e strappa i fiori che la bocca raggiunge. Chi potrebbe mangiare fiori come te, Ciuffo… e senza fargli male…. Gli uomini strappano i fiori!

Il mare. Partire a piedi, quando si alza il sole e camminare sulla riva del mare che ebbrezza Ciuffo! Un ebbrezza che penetra attraverso gli occhi con la luce, attraverso le narici con l’aria leggera, attraverso tutti i pori con l’alitare del vento. Perché, Ciuffo, perché conserviamo il ricordo così limpido, così caro, così acuto di certi attimi d’amore con la Terra? Ti ricordi Ciuffo? Camminavo di buon passo rasente i flutti senza pensare a nulla. In riva al mare, quel mare che si vedeva di lassù,dal nostro paese, Ciuffo! E mi misi a sognare cose deliziose, in quel modo puerile e incantevole in cui sognano i giovani. Come fugge veloce quell’età delle fantasticherie. Non si è mai solitari, non si è mai tristi, malinconici e desolati, allorché si porta in sé, appena si è soli, la divina facoltà di smarrirsi nelle speranze! Paese incantato, quello in cui si giunge nell’allucinazione del pensiero che vaga! Come è bella la vita, sotto l’aurea polvere dei sogni! Ahimé, Ciuffo! Ahimé, è finito, tutto questo!

La luna. Ciuffo ha finito di bersi due secchi d’acqua del pozzo nel cortile ed è tornato alla stalla, lento, distratto fra i girasoli. Io l’ho aspettavo sulla porta. Sopra il tetto, umido della mitezza di maggio, dorme il campo lontano che manda un forte odore di erbe tagliate. Una grande nuvola nera, come una gigantesca gallina che fa un uovo d’oro, copre la luna che illumina il mio paese. Come è bella Ribolla sotto le stelle. Ho parlato alla luna e le ho detto che qui io sono felice. Ciuffo la guarda fisso e scuote, con un duro rumore leggero, un’orecchia. Mi guarda assorto e scuote l’altra….

L’uomo. L’uomo – adesso certamente vecchio – passò davanti a me. Il suo viso era dolce e un po’ebete. Mi prendeva una mano fra le sue, screziate di farina. Perché era così affettuoso? Forse perché spesso avevo fatica a salutarlo? Chissà, Ciuffo! L’uomo scendeva col suo piccolo passo meccanico. Rimaneva là a fissarmi, estraneo come un bambino o come fosse già morto. La testa china sul petto, le mani sul bastone. Ed ecco che si addormentava. Quella passeggiata, come la scelta del posto, doveva essergli abituale, per questo forse lo lasciavano andare solo. L’uomo ci guardava con occhio fisso, saputo ed esclamò: - Bello quell’asino!

Il pappagallo. Giocavamo con Ciuffo e con il pappagallo nell’orto del mio amico, il medico condotto, quando una giovane donna, disordinata e in ansia è arrivata fino a noi. Prima ancora di fermarsi già supplicava: Bambini, sta qui il dottore? Dietro di lei dei piccoli disperati che ogni momento gridando guardavano in su verso la strada: infine degli uomini che portavano uno, livido e malandato. Era un minatore, lo conoscevo di vista perché spesso veniva a parlare con noi. La miccia che doveva accendere gli era scoppiata tra le mani e aveva tutte e due le braccia ferite. Il mio amico, il dottore si è avvicinato con cura al ferito; gli ha tolto i poveri stracci con i quali lo avevano fasciato, gli ha lavato il sangue e gli ha toccato ossa e muscoli. Il dottore ha pronunciato parole strane: < l’ho detto che prima poi succedevano i guai…. Troppi pericoli….nessuna protezione….presto si piangerà sul serio…> Parole difficili per me. Ciuffo tu hai capito? Ogni tanto il mio amico diceva: Non e niente. Cade la sera. Dal mare lontano viene un odore salmastro di alghe… Tra i fiori dell’orto, il pappagallo verde e rosso va e viene curiosando con i suoi occhietti tondi. E’ del dottore, il pappagallo. L’ha portato da un viaggio che ha fatto. Lontano da qui. Al povero minatore le lacrime gli hanno riempito gli occhi di sole: ogni tanto lascia udire un lamento strozzato. E il pappagallo:

- Non è niente…..

Il dottore medica ancora il ferito e mette cotone e bende…. E il pover’uomo:

“ Aii “

E il pappagallo tra i fiori:

- Non è niente… non è niente….

4 Maggio. Perché scrivo la data? Non so neanch’io. Forse perché quando ritornerò nel tempo mi ricorderò che questa notte Ciuffo ha ragliato. Tutta la notte! Perché Ciuffo ha emesso quei suoni strani? Forse aveva il mal di pancia? Forse! Sono le tredici di questo giorno e la sirena suona per ricordarmi che devo andare a scuola. Perché la sirena continua a suonare? Non sono mica sordo. Perché la gente, per la strada, urla e strilla? Perché tutti corrono lungo la via Montemassi? E cosa dicono tutti: < Una esplosione di gas nella miniera…..le gallerie invase dal fumo e dal fuoco…> Che stramberia! La miniera è laggiù, nella vallata, tutta buche e montagne di carbone….come fa il fuoco ad arrivare laggiù? E’ così lontana la miniera. Ciuffo si stanca quando andiamo dal babbo e appena gli dico: < torniamo indietro > si volta e trotta veloce verso casa. Il babbo è andato a lavorare alla miniera, ma lui è forte e poi non ha paura del fuoco, lui. Io si. Quando accendiamo il camino e vedo la legna bruciare, mi piace il fuoco, ma quando metto la legna mi scotto le mani. Le fiamme danzano, e nel loro danzare c’è l’armonia del creato. Questa sera, quando il babbo torna gli voglio raccontare di Ciuffo che ha ragliato perché c’era il vento. Quante foglie sono cadute la notte passata, Ciuffo! Vedi il campo Ciuffo? Tutto pieno di foglie. Quando andremo di nuovo alla miniera non ne vedrai neppure una. Non so dove vanno le foglie cadute. Forse muoiono. Gli uccelli, nel loro amore della primavera, hanno insegnato loro il segreto di questo morire bello e nascosto, che non avremo né tu né io Ciuffo….. Morire è come nascondersi, forse poi si torna… come le foglie. Aspettami Ciuffo, adesso arrivo e insieme andremo incontro al sole….

Lei e noi. Suona la campana per il richiamo all’Ave Maria. Lei sale i gradini della chiesa. Piccola testa bionda, velata di nero Prega per lui che fa il minatore, prega per tutti loro, prega per noi che siamo qui. Io sto sotto con te Ciuffo, fra il grano giallo ondeggiante, gocciolato di sangue di papaveri. E le nuvolette di vapore celeste - vedi - rattristano un momento di sole e i fiori, birichini girano vanamente verso il nulla…. Forse lei pensa: chi sono quel bimbo a lutto e quell’asinello d’argento? Chi devono essere! Noi…… non è vero Ciuffo?

La vita. Vestito a lutto e il piccolo cappello nero in testa, devo avere uno strano aspetto cavalcando sulla grigia dolcezza di Ciuffo. Di fronte, il campo è già ingiallito. Davanti al cielo immenso e puro, d’un acceso indaco, i miei occhi – così lontani dalle mie orecchie – s’aprono smarriti e pieni di lucciole d’acqua, accogliendo nella calma questa placidità senza nome, questa serenità armoniosa che mi viene dall’orizzonte senza fine e che vive nell’infinito. Vai, trotta Ciuffo, portami via, il mio cuore è ferito ma tu portami laggiù… alla miniera. Lo racconteremo agli uomini tutti. E restano, laggiù lontano, sulle alte colline, dei gridi acuti, velati che singhiozzando s’intrecciano, ansanti: < L’or..fa..no ed il suo a..si..nel..lo !. >…………< L’or..fa..no ed il suo a..si..nel..lo !. >

Nell’andar via, in quel lontano autunno, avevo pensato: < era >….


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